Archivi del mese marzo, 2011

Modello F24

Il Modello F24 è un formulario utilizzato in Italia per il versamento della grande maggioranza delle imposte, tasse e contributi dovuti da privati ed imprese.

L’istituzione del Modello F24 ha notevolmente semplificato gli obblighi dei contribuenti eliminando le differenze di modello per ogni tipo di versamento.

Tributi per il quale deve essere utilizzato

  • Imposte sui redditi e ritenute alla fonte;
  • Imposta sul Valore Aggiunto (IVA);
  • Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) per tutti i comuni (finanziaria 2007);
  • Imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’Iva;
  • Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP);
  • Addizionale regionale o Addizionale comunale all’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF);
  • Contributi e premi INPS, INAIL, ENPALS, INPDAI, INPDAP;
  • Diritti camerali;
  • Interessi in caso di pagamento rateale;
  • Accise, per le quali viene utilizzato l’apposito “F24 Accise”.
  • Ritenute d’acconto
  • È inoltre utilizzato per pagare tutte le somme (compresi interessi e sanzioni) in caso di:
  • Liquidazione e controllo formale della dichiarazione;
  • Avviso di accertamento;
  • Avviso di irrogazione sanzioni;
  • Accertamento con adesione (concordato);
  • Conciliazione giudiziale;
  • Ravvedimento.

Una delle più interessanti funzioni del modello F24 riguarda la possibilità di compensare i crediti del versante con ogni altro debito presente nel modello. Questo a prescindere dalla categoria di appartenenza del credito e del debito.

Il modello si divide in varie sezioni.

  • In alto troviamo le informazioni relative al soggetto che effettua il versamento. I dati richiesti sono il codice fiscale, i dati anagrafici e il domicilio fiscale.
  • Seguono poi le sezioni dove vengono indicati tipologia di tributo e importo da versare o da utilizzare in compensazione. Per ogni tipologia di imposta, tassa o contributo deve essere utilizzata una singola riga dove, sulla parte sinistra, dovranno essere riportati i dati identificativi mentre sulla parte destra sono presenti due colonne per l’importo a seconda che sia a debito o a credito.

Il modello F24 ha uno schema aperto in quanto deve essere il versante ad inserire il codice del tributo nelle apposite caselle. Il vantaggio di tale impostazione è che in caso di nuove tipologie di tributo non sarà necessario variare il modello ma semplicemente creare un nuovo codice.

Il modello è diviso a seconda del soggetto a cui il versamento è destinato:

  • sezione erario : raccoglie i versamenti effettuati verso lo stato. I codici di tali imposte sono composti da quattro cifre (i più comuni sono 1040 per il versamento delle ritenute d’acconto dei lavoratori autonomi e 60xx per i versamenti IVA);
  • sezione Inps : sono indicati i contributi dovuti a vario titolo verso l’istituto per lavoratori dipendenti, lavoratori a progetto, associati in partecipazione e altre categorie obbligate al versamento;
  • sezione regioni : utilizzata per i tributi di competenza regionale come l’Irap e l’addizionale regionale all’Irpef;
  • sezione ICI e altri tributi locali : utilizzata per i tributi di competenza comunale come l’addizionale comunale all’Irpef e l’ICI
  • sezione altri enti previdenziali ed assicurativi : sostanzialmente riservata ai versamenti verso l’Inail

Il versamento può essere effettuato presso gli sportelli di qualunque concessionario o banca convenzionata e presso gli uffici postali

Cinque per mille IRPEF

Il cinque per mille dell’IRPEF è il meccanismo in virtù del quale il cittadino-contribuente può teoricamente vincolare il 5 per mille della propria dichiarazione IRPEF al sostegno di enti che svolgono attività socialmente rilevanti (non profit, ricerca scientifica e sanitaria).

Dal punto di vista dello Stato rappresenta invece un provvedimento di spesa, in quanto teoricamente vincola parte del gettito dell’imposta sui redditi (IRPEF) alle finalità individuate dal contribuente.

Oltre che come nuova forma di finanziamento del cosiddetto terzo settore, l’istituto del cinque per mille è pure considerato dalla dottrina giuridica quale esempio di sussidiarietà fiscale. In virtù della previsione del cinque per mille viene difatti garantita al contribuente una sfera di sovranità nella quale egli stesso può teoricamente decidere a chi destinare parte della ricchezza con cui contribuisce alle spese pubbliche.

In tale prospettiva, l’intento del cinque per mille non è solo l’individuazione di nuove forme di sovranità, ma pure la responsabilizzazione del contribuente nell’individuazione degli enti che meritano di essere finanziati con le risorse pubbliche.

Il cinque per mille è stato oggetto di dibattito per quanto attiene alle modalità di attuazione individuate dal legislatore, in quanto si ritiene necessario da un lato garantire l’autonomia degli enti finanziati, dall’altro lato il loro effettivo perseguimento dell’interesse generale.

La legge finanziaria 2010 ha previsto la possibilità di destinare il cinque per mille delle proprie imposte a associazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale, associazioni e fondazioni di promozione sociale, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche.

Disdetta Canone Rai

La disdetta dal Canone Rai si realizza solamente al verificarsi di almeno uno dei seguenti eventi:

  • L’abbonato cede tutti gli apparecchi che detiene.
  • La disdetta indicante le generalità e l’indirizzo del nuovo detentore deve essere inviata a mezzo raccomandata. Successivamente all’invio della raccomandata, il S.A.T. invierà all’abbonato un modulo di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che dovrà essere debitamente compilato, firmato dal cedente e dal cessionario e restituito per la definizione completa della richiesta di annullamento.
  • L’abbonato dichiara di non detenere più alcun apparecchio fornendone adeguata comunicazione (ad es. per furto o incendio).
  • Successivamente all’invio della raccomandata, il S.A.T. invierà all’abbonato un modulo di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che dovrà essere debitamente compilato, firmato e restituito per la definizione completa della richiesta di annullamento.
  • L’abbonato intende rinunciare all’abbonamento senza cedere ad altri gli apparecchi.
  • L’abbonato si trasferisce in casa di riposo[18]

In caso di decesso dell’intestatario, gli eredi possono richiedere:

  • La variazione di intestazione a nome di un erede, qualora lo stesso non sia abbonato e prelevi il televisore (fornendo le generalità, complete di codice fiscale del nuovo intestatario)
  • La chiusura dell’abbonamento indicando il luogo e la data del decesso.

Canone Rai

Il canone televisivo o canone RAI è un’imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire del servizio. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devoluti direttamente alla RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.A..

In quanto imposta, la prassi della determinazione di un canone a prezzo unico è stata ritenuta conforme al principio di proporzionalità impositiva, in quanto la detenzione degli apparecchi è essa stessa presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva adeguata al caso.

Pertanto l’imponibilità dipende esclusivamente dalla detenzione di un apparecchio, indipendentemente dall’effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne. La legittimità dell’obbligo è stata confermata da diverse sentenze della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione.

Il tributo è nominale ed il soggetto obbligato è il detentore, cioè è intestato al detentore dello o degli apparecchi. Non ha importanza la proprietà dell’apparecchio, se questo sia in comodato oppure si trovi in una casa in affitto. Non è discriminante nemmeno la cittadinanza: al tributo sono soggetti anche gli stranieri, turisti compresi, i quali potrebbero essere tenuti anche alle operazioni doganali relative all’importazione, ancorché temporanea, degli apparecchi.

Aliquota Irap

L’importo da versare come aliquota Irap si ottiene applicando alla base imponibile, detta Valore della Produzione Netta, un’aliquota secondo quanto previsto dall’Art.16 del Decreto Legislativo 446 del 1997.

Questo articolo prevede al primo comma l’aliquota del 3,90%, al secondo l’aliquota differenziata dell’8,50% per le Amministrazioni pubbliche ed al terzo comma la possibilità di elevare o ridurre la prima aliquota fino ad un massimo dell’1%.

Negli ultimi anni sono state introdotte alcune forme di abbattimento della base imponibile per le micro imprese, per l’inserimento nel mercato del lavoro e per la ricerca sotto forma di deduzione.

Periodicamente il Ministero dell’Economia e delle finanze rende noto che sui portali istituzionali delle regioni vengono pubblicate le aliquote dell’Imposta Regionale sull’attività Produttive, un’imposta il cui gettito per una parte entra nelle casse dell’ente Regione. Di solito, il governo nazionale nel momento in cui vara la legge finanziari stabilisce l’entità dell’aliquota base che, di anno in anno ogni regione italiana si avvale della facoltà di aumentarla o di ridurla fino ad una massimo dell’1%, oppure può accadere che l’ente regione stabilisca un valore che si trova nell’ambito di un intervallo tra il 2,9% e il 4,9%.

irap
Come per qualsiasi imposta, anche per calcolare l’Irap si segue lo stesso criterio,infatti, una volta aver stabilità l’aliquota della regione di provenienza del soggetto produttivo.
La base imponibile si determina prendendo come riferimento il reddito generato dal contribuente che è anche il soggetto passivo del dato rapporto obbligatorio di natura tributaria,  al lordo dei costi del personale, degli oneri e dei redditi finanziarie. I soggetti passivi Irap, sono delle persone fisiche che svolgono un’attività commerciale o un lavoro autonomo (ciò non vale per tutti i contribuenti che aderiscono al regime dei contribuenti minimi), le società di capitale (società in accomandita semplice, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società per azioni), ma anche le società di persone (come ad esempio la società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società ed enti di qualunque tipologia, enti commerciali, produttori agricoli, ma anche delle amministrazioni di enti di diritto pubblico). Si è parlato molto dell’Irap nel corso di questi anni e diversi governi che nel nostro paesi si sono susseguiti hanno promesso che prima o poi sarebbe stata eliminata dal nostro ordinamento tributario.

Il motivo? Semplice, in realtà si tratta di una forma di doppia imposizione del reddito prodotto dalle persone fisiche che già viene colpito dall’Irpef che, come sappiamo, è l’imposta che assicura il maggior gettito alle casse dello stato. A tal proposito, molti esperti e non ritengono che, l’imposta regionale sull’attività produttive sia contrastanti ai principi costituzionali cui si informa l’ordinamento tributario del nostro paese.
In momento di crisi economica in cui lo Stato ha bisogno di fare casse cercando di ottenere il massimo delle entrate che, per la maggior parte devono provenire proprio dal prelievo fiscale, difficilmente opterà per l’abolizione dell’ dell’Imposta Regionale sull’attività Produttive, anche se questa misura dall’altro lato costituirebbe una boccata di ossigeno per le piccole e medie imprese che potrebbero iniziare un nuovo percorso di crescita vera.

Irap

L’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, nota come IRAP, è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446.

Colpisce il valore della produzione netta delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria.

È l’unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all’utile di esercizio. Il suo gettito finanzia circa il 40% della spesa sanitaria italiana.

Sono soggetti all’Irap:

  • Società per azioni, Società a responsabilità limitata, Società in accomandita per azioni
  • Enti che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di una attività commerciale
  • Amministrazioni pubbliche (Stato, Regioni, Province, Comuni, ecc.)
  • Enti non commerciali residenti
  • Società ed enti non residenti di qualsiasi tipo
  • Società in nome collettivo e Società in accomandita semplice
  • Persone fisiche esercenti attività commerciali o di lavoro autonomo ad esclusione dei soggetti rientranti nel regime dei minimi
  • Produttori agricoli (solo se non esonerati)

La base imponibile si determina in maniera differente a seconda che il soggetto passivo sia:

  • un’impresa commerciale;
  • un produttore agricolo;
  • un ente non commerciale o un ente pubblico;
  • una banca o un’assicurazione;

Se il contribuente esercita attività differenti, la base imponibile su cui si applica l’aliquota è costituita solamente dalla somma di quelle positive.

Ad esempio, se un contribuente ha una base imponibile di € 100.000 relativa a un’impresa commerciale ed è anche produttore agricolo con una base imponibile pari a -20.000 €, l’aliquota sarà applicata a una base imponibile di 100.000 €.

Ires

L’IRES, ovvero l’imposta sul reddito delle società, è una tassa proporzionale e personale con aliquota del 27,5 % (fino al 2007 l’aliquota era il 33%), avente come oggetto il reddito percepito da:

  • Società di capitali, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
  • enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato che hanno, come oggetto esclusivo o principale, l’esercizio di attività commerciale;
  • enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato che non hanno come oggetto l’esercizio di attività commerciale;
  • società ed enti di qualsiasi tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato.

È stata istituita nel 2003, con la contestuale soppressione dell’IRPEG come adeguamento al modello prevalente nei Paesi dell’Unione Europea.

Il reddito soggetto ad IRES è interamente assoggettato alla categoria del reddito d’impresa, a meno che non si tratti di enti non commerciali, i quali imputano i propri redditi alle categorie previste per l’IRPEF (ad esclusione del reddito da lavoro autonomo e del reddito da lavoro dipendente).

Regole particolari sono previste per la “tassazione per trasparenza” e per il consolidato fiscale.

Dichiarazione Ici

A partire dall’anno 2008, la dichiarazione Ici non deve essere presentata quando gli elementi rilevanti ai fini dell’imposta comunale dipendono da atti per i quali sono applicabili le procedure telematiche previste dalla disciplina del modello unico informatico (MUI).

I notai utilizzano questo modello dal 15 giugno 2004 per effettuare la registrazione, la trascrizione, l’iscrizione e l’annotazione nei registri immobiliari, nonché la voltura catastale di atti relativi a diritti sugli immobili.

Non si deve inoltre presentare la dichiarazione Ici per gli atti notarili formati o autenticati a decorrere dal 1° giugno 2007 relativi ad immobili ubicati nei comuni in cui vige il sistema del libro fondiario, di cui al Regio decreto 28 marzo 1929, n. 499.

Va ricordato, infine, che la dichiarazione deve essere presentata nell’anno successivo a quello in cui sono avvenute le modificazioni soggettive ed oggettive relative alla determinazione dell’imposta comunale sugli immobili.

Si sottolinea che possono essere consultati gratuitamente i dati catastali relativi agli immobili, seguendo le modalità di accesso indicate sul sito http://www.agenziaterritorio.it.

Di seguito le principali situazioni verificatesi nel corso dell’anno 2010 per cui è obbligatorio presentare la dichiarazione.

1) Immobili che godono di riduzioni dell’imposta

2) Immobili oggetto di atti per i quali non è stato utilizzato il MUI (modello unico informatico).

3) Casi in cui il Comune non è in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento dell’obbligazione tributaria

Pagamento Ici

Da qualche anno è stata introdotta la possibilità di effettuare il pagamento ICI anche  tramite modello F24.

Il pagamento viene effettuato in due rate. L’acconto, da versare entro il 16 giugno, è pari al 50% dell’imposta dovuta, mentre il conguaglio, da pagare entro il 16 dicembre, è a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno 2010.

Il pagamento può essere effettuato con il modello F24 presso le banche convenzionate, presso gli uffici postali, presso il concessionario della riscossione o per via telematica, oppure con bollettino postale con le stesse modalità.

Sanzioni per i ritardatari:

La scadenza fissata per il pagamento della prima rata ICI per il 2011 e’ il 16 giugno. I contribuenti che omettono o eseguono in ritardo il pagamento dell’ ICI, possono regolarizzare la loro posizione debitoria evitando l’applicazione della sanzione ordinaria, a condizione che la violazione non sia stata già contestata o comunque non siano iniziate verifiche amministrative.

La sanzione ordinaria, pari al 30% dell’importo dovuto, è ridotta:

  • al 2,50% se il versamento è eseguito nel termine di 30 giorni dalla data di scadenza;
  • al 3% se il pagamento viene effettuato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta nel quale è stata commessa la violazione.

Il versamento della sanzione deve essere effettuato contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo e degli interessi dovuti, calcolati ad un tasso del 3% annuo, applicati però giorno per giorno e cioè pari allo 0,0082191% per ogni giorno di ritardo.

Aliquota IVA

L’aliquota o quota parte è il tasso fisso o variabile, espresso in forma di percentuale che si applica alla base imponibile per calcolareun tributo.

L’aliquota media è pari al rapporto tra ammontare dell’imposta e ammontare della base imponibile; invece l’aliquota marginale è pari al rapporto tra la variazione dell’ammontare dell’imposta e la corrispondente variazione dell’ammontare della base imponibile.

Un’imposta si dice proporzionale se la sua aliquota media è costante (e sempre uguale a quella marginale); progressiva se l’aliquota media aumenta all’aumentare della base imponibile; regressiva se, invece, diminuisce all’aumentare della base imponibile. Sono tipicamente progressive le imposte sul reddito e sul patrimonio.

Esistono tre aliquote IVA in vigore in Italia:

  • 4%,aliquota minima, applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità (alimentari, stampa quotidiana o periodica, ecc.);
  • 10%, aliquota ridotta, applicata ai servizi turistici in Italia per incentivare il turismo (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici), a determinati prodotti alimentari e particolari operazioni di recupero edilizio;
  • 20% aliquota ordinaria, vale a dire che se la normativa tributaria non prevede specificamente una delle due aliquote precedenti, questa ultima è l’aliquota da applicare.

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