Archivi del mese aprile, 2011

Agevolazione Prima Casa

Nel linguaggio tributario l’agevolazione prima casa è una riduzione di imposta che può essere richiesta da chi acquista, costruisce, riceve in donazione o eredita una abitazione con le sue eventuali pertinenze.

Nel linguaggio comune spesso si scambiano i termini prima casa con abitazione principale mentre essi si riferiscono a due concetti diversi.

Abitazione principale: è la casa in cui una persona ha la residenza e le agevolazioni legate all’abitazione principale sono principalmente gli sconti irpef, ICI, sulle bollette delle utenze domestiche, eccetera.

Prima casa: è semplicemente quella abitazione che ha goduto di una delle agevolazioni qui illustrate.

Questa imprecisione nasce dal fatto che per la maggior parte delle persone questi due concetti si riuniscono nell’unica e sola abitazione posseduta, mentre può benissimo essere che un soggetto ha la propria abitazione principale in una città e acquista la propria prima casa in un’altra, dove lavora ovvero dove entro 18 mesi dovrà però trasferire la propria residenza.

Fino al 1993 le leggi prevedevano che questa agevolazione si potesse richiedere una sola volta nella vita di una persona. Le leggi seguenti hanno abolito questo limite e attualmente se si desidera acquistare una nuova prima casa è necessario vendere o donare quella vecchia.

È quindi possibile acquistare una prima casa e poi venderla, acquistare un’altra prima casa, venderla e così via, purché si abbiano i requisiti richiesti dalla legge al momento del rogito notarile.

Per evitare abusi e sperequazioni l’ultimo capoverso della legge dispone l’obbligo del riacquisto entro l’anno dalla vendita infraquinquennale e soprattutto l’obbligo inderogabile di trasferire la residenza nell’abitazione oggetto del riacquisto.

I Poteri dei Comuni

La cosiddetta potestà regolamentare è disciplinata dall’art. 52 del D.Lgs. 446/1997, che ha delineato i confini entro i quali le province e i comuni possono deliberare con specifici regolamenti i propri tributi, ed è alla base del cosiddetto federalismo fiscale.

Il comune controlla:

Il comune emette l’avviso di liquidazione con:

  • l’indicazione dei criteri adottati;
  • dell’imposta dovuta e delle sanzioni e degli interessi dovuti.

L’avviso di liquidazione deve essere notificato entro il termine di decadenza del 31/12 del secondo anno successivo a quella chi è stata presentata la dichiarazione.

Il comune provvede alla rettifica della dichiarazione nel caso di:

  • infedeltà;
  • incompletezza o inesattezza;
  • procede all’accertamento d’ufficio in caso di omessa presentazione.

Il comune emette l’avviso di accertamento motivato con la liquidazione dell’imposta dovuta e le relative sanzioni ed interessi. L’avviso deve essere notificato a mezzo posta mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31/12 del terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

Valore Ici aree fabbricabili e terreni agricoli

Per le aree fabbricabili il valore Ici è costituito da quello venale in comune commercio, determinato avendo riguardo di:

  • zona territoriale di ubicazione
  • indice di edificabilità
  • destinazione d’uso consentita
  • oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione
  • prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

Si fa presente che il comune, in base all’art. 59, comma 1, lettera g), del D. Lgs. n. 446 del 1997, al fine di ridurre l’insorgenza di contenzioso può determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili.

Per i terreni agricoli il valore è costituito dal reddito dominicale moltiplicato per 75. Il reddito dominicale da assumere è quello risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di riferimento, aumentato del 25%.

Si ricorda che anche i redditi dominicali negli atti catastali di recente attribuzione non comprendono detto aumento.

Valore Fabbricati per l’Ici

Per i fabbricati il valore ai fini dell’Ici è costituito dall’intera rendita catastale moltiplicata:

  • per 140, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale B (collegi, convitti, ecc.).

Si ricorda che detto coefficiente, originariamente pari a 100, è stato rivalutato nella misura del 40% per effetto dell’art. 2, comma 45, del D.L. n. 262 del 2006, e che tale rivalutazione decorre dalla data di  entrata  in vigore del citato decreto-legge, e cioè dal 3 ottobre 2006;

  • per 100, se si tratta di fabbricati classificati nei gruppi catastali A (abitazioni) e C (magazzini, depositi, laboratori, ecc.), con esclusione delle categorie A/10 e C/1;
  • per 50, se si tratta di fabbricati classificati nel gruppo catastale D (opifici, alberghi, teatri, ecc.) e nella

categoria A/10 (uffici e studi privati);

  • per 34, se si tratta di fabbricati classificati nella categoria C/1 (negozi e botteghe). Le rendite da assumere per l’anno di riferimento sono quelle risultanti in catasto al 1° gennaio dell’anno stesso, aumentate del 5%. Si tenga presente che le rendite annotate negli atti catastali, anche se di recente attribuzione, non comprendono l’aumento del 5%.

Fabbricati di interesse storico o artistico

Per i fabbricati di interesse storico o artistico ai sensi dell’art. 10, del D. Lgs. n. 42 del 2004, si assume la rendita, ovviamente aumentata del 5%, determinata mediante l’applicazione della tariffa d’estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è situato il fabbricato. Per poter quantificare il valore dell’immobile tale rendita va moltiplicata per 100, anche se il fabbricato catastalmente è classificato nella categoria A/10 o C/1 oppure nel gruppo B o D.

Ciò, in quanto, con detto criterio di determinazione della rendita, il fabbricato è stato assimilato ad un’abitazione. Un’eccezione a tale sistema si ha nel caso di fabbricati appartenenti al gruppo D sforniti di rendita catastale, per i quali il valore è determinato in base alle modalità indicate nel successivo punto 1.2.

Fabbricati delle imprese

Per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, ovvero iscritti, ma senza attribuzione di rendita, interamente posseduti da impresa e distintamente contabilizzati, il valore è determinato sulla base dei costi di acquisizione ed incrementativi contabilizzati, attualizzati mediante l’applicazione dei coefficienti determinati annualmente con decreto ministeriale.

Come si compila la dichiarazione Ici

Per non incorrere in problemi legati alla correttezza formale della dichiarazione Ici, si offre qui una spiegazione delle sue modalità di compilazione. Il modello ICI si compone di due parti:

  1. la prima è dedicata all’indicazione del Comune destinatario e dei dati identificativi del contribuente (e dei contitolari, in caso di dichiarazione congiunta) nonché dell’eventuale “dichiarante”, qualora diverso dal contribuente;
  2. la seconda è destinata alla descrizione degli immobili per i quali sussiste l’obbligo della dichiarazione, cioè solo di quelli che hanno subito variazioni nel corso dell’anno precedente a quello dell’imposta.

Nel campo 1 le caratteristiche dell’immobile vanno indicate con uno dei seguenti codici:

1. terreno agricolo;

2. area fabbricabile;

3. fabbricato il cui valore è determinato secondo la categoria catastale di appartenzenza;

4. fabbricato classificabile nel gruppo catastale D non iscritto in catasto, oppure iscritto – ma senza attribuzione di rendita – interamente appartenente all’impresa, distintamente contabilizzato;

5. fabbricato riconosciuto come rurale ai fini fiscali.

Nel campo 2 (indirizzo), va indicata l’esatta ubicazione dell’immobile descritto (località, via o piazza, numero civico, ecc.). Vanno indicati i dati catastali sia dei fabbricati che dei terreni.

Nei campi da 3 ad 8 vanno indicati gli estremi catastali, forniti gratuitamente dall’Agenzia del territorio: sezione, foglio di mappa, numero di mappale o particella, subalterno, categoria (per i fabbricati) o qualità (per i terreni) e la classe.

Nei campi 9 e 10, in mancanza degli estremi catastali, occorre indicare il numero di protocollo e l’anno di presentazione della domanda di accatastamento, ovviamente se esistenti.

Nel campo 11 va barrata la casella se si tratta di immobile di interesse storico o artistico.

Nel campo 12 deve essere indicato il valore dell’immobile, cioè la base imponibile, nella misura integrale, indipendentemente dalla quota e dal periodo di possesso nel corso dell’anno, anche quando l’immobile sia gravato da diritto reale di godimento o sia oggetto di locazione finanziaria. Il contribuente dovrà esprimere il valore in euro, con arrotondamento – per eccesso o per difetto – al centesimo di euro, secondo le regole ordinarie;

Nel campo 13 va indicata la quota di possesso esprimendola in percentuale.

Nei campi da 14 a 17 vanno indicati:

  • i mesi di possesso nel corso dell’anno. Il mese nel quale la titolarità si è protratta solo in parte va computato per intero al soggetto che ha posseduto l’immobile per almeno 15 giorni;
  • i mesi di durata di eventuali esclusioni od esenzioni;
  • l’importo della detrazione spettante al contribuente per l’abitazione principale descritta nel quadro.
  • i mesi durante i quali per l’immobile si sono verificate condizioni per l’applicazione di riduzioni:

a) fabbricato dichiarato inagibile o inabitabile e di fatto non utilizzato;

b) terreno agricolo posseduto da coltivatore diretto o da imprenditore agricolo a titolo principale e condotto direttamente;

Nei campi da 18 a 21 (situazione al 31 dicembre), la compilazione si effettua indicando SÌ o NO, se alla fine dell’anno:

l’unità era ancora posseduta o meno; se non è stata posseduta, vanno lasciati in bianco i successivi campi;

  • era esente o esclusa;
  • era soggetta a una delle riduzioni indicate nel campo 16;
  • era destinata ad abitazione principale.

Nei campi 22 e 23 (estremi del titolo) va barrato il campo 22 se il contribuente ha acquistato il diritto sull’immobile; va invece barrato il campo 23 se il contribuente ha ceduto tale diritto.

La dichiarazione va presentata e firmata dal “contribuente” indicato sul frontespizio oppure dal “dichiarante” se diverso dal contribuente (ad esempio, rappresentante legale o negoziale, socio amministratore, amministratore del condominio). In questo secondo caso, va sempre compilato il quadro intestato al contribuente. Analogamente, vanno firmati gli eventuali modelli aggiuntivi.

Categorie Catastali

cat. descrizione valore ai fini Ici
A/1 (R/1) Abitazione signorile Rendita per 100
A/2 (R/1) Abitazione civile Rendita per 100
A/3 (R/1) Abitazione economica Rendita per 100 Valore per aliquota
A/4 (R/1) Abitazione popolare Rendita per 100 Valore per aliquota
A/5 (R/1) Abitazione ultrapopolare Rendita per 100 Valore per aliquota
A/6 (R/3) Abitazione rurale Rendita per 100 Valore per aliquota
A/7 (R/2) Abitazioni in villini Rendita per 100 Valore per aliquota
A/8 (R/2) Abitazioni in ville Rendita per 100 Valore per aliquota
A/9 (P/5) Castelli e palazzi di eminenti pregi
artistici o storici
Rendita per 100 Valore per aliquota
A/10 (T/7) Uffici e studi privati Rendita per 50 Valore per aliquota
A/11 (R/3) Abitazioni tipiche dei luoghi Rendita per 100 Valore per aliquota
B/1 (P/1) Collegi, convitti educandati
ricoveri, orfanotrofi, ospizi
conventi, seminari e caserme
Rendita per 140 * Valore per aliquota
B/2 (P/2) Case di cura e ospedali Rendita per 140 Valore per aliquota
B/3 (P/3) Prigioni e riformatori Rendita per 140 Valore per aliquota
B/4 (P/4) Uffici pubblici Rendita per 140 Valore per aliquota
B/5 (P/4) Scuole e laboratori scientifici Rendita per 140 Valore per aliquota
B/6 (P/5) Biblioteche, musei, gallerie, accademie,
circoli ricreativi e culturali senza fine
di lucro, che non hanno sede in edifici
della categoria A/9
Rendita per 140 Valore per aliquota
B/7 (V/4) Cappelle e oratori non destinati
all’esercizio pubblico dei culti
Rendita per 140 Valore per aliquota
B/8 (T/2) Magazzini sotterranei per depositi
di derrate
Rendita per 140 Valore per aliquota
C/1 (T/1) Negozi e botteghe Rendita per 34 Valore per aliquota
C/2 (T/2) Magazzini e locali deposito (cantine
e soffitte con rendite autonome)
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/3 (T/2) Laboratori per arti e mestieri Rendita per 100 Valore per aliquota
C/4 (T/3) Fabbricati e locali per esercizi
sportivi senza fine di lucro
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/5 (V/2) Stabilimenti balneari e di acque
curative senza fine di lucro
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (R/4) Box o posti auto pertinenziali Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (T/5) Autosilos, autorimesse (non pertinenziali),
parcheggi a raso aperti al pubblico
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (T/6) Stalle, scuderie e simili Rendita per 100 Valore per aliquota
C/7 (T/2) Tettoie chiuse o aperte Rendita per 100 Valore per aliquota
D/1 (Z/1) Opifici Rendita per 50 Valore per aliquota
D/2 (Z/4) Alberghi, pensioni e residences Rendita per 50 Valore per aliquota
D/3 (Z/5) Teatri, cinematografi, sale per concerti
e spettacoli e simili (arene, parchi-giochi)
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/4 (V/5) Case di cura e ospedali con fine di lucro Rendita per 50 Valore per aliquota
D/5 (Z/3) Istituti di credito, cambio e assicurazione Rendita per 50 Valore per aliquota
D/6 (V/6) Fabbricati, locali ed aree attrezzate
per esercizio sportivi con fine di lucro
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/7 (Z/1) Fabbricati costruiti o adattati
per le speciali esigenze di un’attività
industriale e non suscettibili
di destinazione diversa senza radicali
trasformazioni
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/8 (Z/2) Fabbricati costruiti o adattati
per le speciali esigenze di un’attività
commerciale e non suscettibili
di destinazione diversa senza radicali
trasformazioni
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/9 (Z/8) Edifici galleggianti o assicurati
a punti fissi del suolo e ponti
privati soggetti a pedaggio
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/10 (Z/2) Fabbricati per funzioni produttivi
connesse alle attività agricole
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/11 (T/7) Scuole e laboratori scientifici privati Rendita per 50 Valore per aliquota
D/12 (Z/8) Posti barca in porti turistici
e stabilimenti balneari
Rendita per 50

Accertamenti Ici

La Finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha introdotto modifiche sensibili all’Ici, intervenendo sia sulla disciplina del tributo sia sulle modalità di accertamento e riscossione.

Per quanto riguarda l’accertamento, il comma 161 sancisce che:

  • gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato (art. 6, Dlgs 32/2001; art. 7, comma 1, legge 212/2000; circolare 77/E/2001 dell’agenzia delle Entrate);
  • gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati; entro lo stesso termine quinquennale devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del Dlgs 472/97 e sue modificazioni.

Per effetto delle nuove disposizioni scompare l’avviso di liquidazione, che era predisposto per il controllo formale o cartolare della dichiarazione o della denuncia e dei versamenti d’imposta. Il termine di controllo quinquennale opera ora anche per l’espletamento delle operazioni di verifica per le quali i commi 1 e 2 dell’articolo 11 del Dlgs 504/92, espressamente abrogati con effetto dal 1° gennaio 2007 (comma 173), prevedevano termini differenziati:

  • annuale, per riliquidazione fabbricati con rendita “presunta”;
  • biennale, per liquidazione versamenti omessi o insufficienti;
  • triennale, per accertamento in rettifica delle dichiarazioni o denunce infedeli, incomplete o inesatte;
  • quinquennale, per accertamento d’ufficio dell’ omessa presentazione della dichiarazione.

Espropriazioni Ici

L’art. 16, comma 1, del D.Lgs. n. 504/92 stabilisce che, in caso di espropriazione di “area fabbricabile, l’indennità è ridotta ad un importo pari al valore indicato nell’ultima dichiarazione Ici presentata dall’espropriato, qualora detto valore risulti inferiore all’indennità di espropriazione determinata secondo le vigenti disposizioni.

La norma riguarda, quindi, solo le “aree fabbricabili” e non qualsiasi tipo di immobile assoggettabile ad esproprio. Sono pertanto da ritenersi esclusi sia i “terreni agricoli” sia quelle aree non comprese nel campo di applicazione dell’ Ici (i cosiddetti “orticelli”, i “terreni incolti” sui quali non vengono esercitate attività agricole, i terreni pertinenziali dei fabbricati). Nel caso, quindi, dell’espropriazione di un terreno agricolo o di un’area non soggetta all’Ici, il calcolo dell’indennità deve necessariamente prescindere da raffronti con il tributo comunale.

Il comma 2 del medesimo art. 16 si riferisce, invece, alle espropriazioni per pubblica utilità relative a qualsiasi tipologia di immobili. Esso prevede che, in caso di espropriazione, l’indennità deve essere maggiorata di un importo pari alla differenza tra l’imposta versata dall’espropriato o dal suo dante causa negli ultimi 5 anni e l’imposta che doveva essere versata sulla base dell’indennità di espropriazione.

Nei comuni che ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera l), numero 1, del D.lgs. n. 446/97 hanno adottato, nel proprio regolamento, l’obbligo della comunicazione in sostituzione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia, l’omissione della comunicazione concretizza, secondo l’interpretazione ministeriale, un’infrazione puramente formale non più sanzionabile.

Pertanto, relativamente agli anni di vigenza della norma regolamentare, non opera la disposizione prevista dal comma 1 dell’art. 16 in commento (art. 59, comma 2, del D.Lgs. n. 446/97). Nel futuro, quindi, non dovrebbe più trovare applicazione la riduzione dell’indennità di espropriazione, essendo stato eliminato l’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia ICI.

Sanzioni Ici

Dal 1° aprile 1998, il regime sanzionatorio dell’Ici è stato riformulato in base a vari decreti legislativi. Di seguito riportiamo un bree ademecum di tutte le nuove sanzioni, corredate dall’indicazione della violazione sottoposta a sanzione, dall’importo che deve essere versato e dalle eventuali riduzioni.

Queste, in sintesi, le nuove sanzioni:

  • Omesso, tardivo od insufficiente versamento, alle prescritte scadenze, in acconto o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione.   30% dell’importo non versato. Dal 1° febbraio 2011 la sanzione è ridotta al 3% se l’acconto, il saldo o il versamento unico viene eseguito entro 30 giorni dalla data di scadenza; al 3,75%, se il pagamento viene effettuato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta nel quale è stata commessa la violazione.
  • Omesso, tardivo o insufficiente versamento accertato in sede di controllo delle dichiarazioni. 30% dell’importo non versato.
  • Omessa presentazione della dichiarazione o denuncia, anche di variazione. Dal 100 al 200% dell’ammontare del tributo, con un minimo di € 51,00 (lire 100.000). La sanzione è ridotta al 10% ( 1/10 del 100% ) dell’imposta evasa, se la dichiarazione viene presentata con ritardo non superiore a 90 giorni; al 12,5% (1/8 del 100%) dell’imposta evasa, se viene presentata con ritardo superiore a 90 giorni ma entro il termine della successiva dichiarazione ICI ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione. Se a seguito dell’accertamento il contribuente paga il tributo entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, la sanzione è ridotta ad 1/3 (pari al 33,33%) del minimo edittale.
  • Dichiarazione infedele, con omissioni ed errori che incidono sull’ammontare dell’imposta dovuta. Dal 50 al 100% della maggiore imposta dovuta. La sanzione è ridotta al 6,25% ( 1/8 del 50% ) della differenza d’imposta dovuta, se la dichiarazione integrativa viene presentata entro il termine della successiva denuncia Ici. Anche in questo caso, se a seguito dell’accertamento il contribuente paga il tributo entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, la sanzione viene ridotta ad 1/3 (pari al 16,66%) del minimo edittale.
  • Dichiarazione infedele (se gli errori non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo). Non sono più sanzionabili, ai sensi del comma 5-bis aggiunto all’art. 6 del D.Lgs. n. 472/97 dall’art. 7, lettera a) del comma 1 del D.Lgs. n. 32/2001.
  • Violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, la mancata restituzione di questionari o la loro mancata, incompleta o infedele compilazione. Da euro 51 (lire 100.000 ) a euro 258 (lire 500.000). Se l’infrazione viene regolarizzata entro 3 mesi, la sanatoria è gratuita. La sanzione è di 10,00 euro (lire 20.000) se la violazione viene regolarizzata entro un anno.

Rimborsi Ici

Quando e come si presenta il caso in cui è possibile richiedere e ottenere un rimborso dei versamenti effettuati per l’Ici?. Con il comma 173, art. 1, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 viene abrogato l’articolo 13 del Dlgs 504/1992.

Di conseguenza, il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni (non più 3) dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

L’ente locale provvede a rendere esigibile il rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza (comma 164).

Sulle somme versate e non dovute devono essere corrisposti gli interessi nella misura stabilita dal comma 165, a decorrere dalla data dell’eseguito versamento.

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