Archivi del mese maggio, 2012

Un teologo vicino al papa definisce l’uso della pillola abortiva come “una guerra chimica contro persone innocenti”

Il sottosegretario del Ministero della Salute italiano, socialista Elena Marinucci, ha cercato di promuovere l’uso in Italia della pillola abortiva RU-486 francese, creato da Etienne E. Baulieu, che facilita l’aborto di una donna senza intervento chirurgico. Posizione di Marinucci ha attirato le ire del Vaticano e anti-aborto gruppi che hanno definito questo atteggiamento come “guerra chimica contro gli innocenti” e hanno descritto il farmaco controverso come la “pillola di Satana”. Questa pillola è ufficialmente distribuito solo in Francia. Nel etico-politico innescato dalla polemica femminista Marinucci, noto per le molte battaglie in Italia per l’autodeterminazione dei diritti delle donne, hanno parlato e tutti Giovanni Paolo II, i teologi del Vaticano, i vescovi cattolici e movimenti antiabortistas.El cattolica papa Wojtyla, ma senza pronunciare il nome della pillola “diabolico”, ha parlato poche ore hanno incontrato l’intento del segretario socialista e ha invitato i cattolici a “resistere a tutti coloro che stanno minando”, ha detto “principi etici nel campo della famiglia, il rispetto per la vita e il bambino già concepito”, aggiungendo che “nessuno può essere dichiarato proprietario del diritto di un bambino di nascere”.

Per quanto riguarda la pillola della discordia, il teologo vicina a quella del Vaticano e amico di Giovanni Paolo II, Elio Sgreccia, direttore del Centro di Bioetica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stata definita come “guerra chimica contro innocenti “. Inoltre, ha detto che “viola le dichiarazioni internazionali che vietano la tortura sugli esseri umani”, perché, secondo conservatore teologo del Vaticano, nel caso in cui la pillola non funziona devi andare dopo l’intervento. In ogni caso, ha detto Sgreccia, è sempre “torturare nell’utero della donna.”

Da parte sua, il cosiddetto Movimento per la Vita, che una volta aveva promosso e ha perso un referendum per abrogare la legge del Parlamento che ha introdotto in Italia l’aborto libero, ha minacciato di promuovere un tasso di obiezione fiscale contro l’introduzione di la “pillola satanico”.

La Conferenza Episcopale ha definito l’ipotesi Marinucci come una “proposta aberrante” e ha detto che è disposto a sostenere la campagna di resistenza fiscale rappresentata dal Movimento per la Vita. Tuttavia, il segretario attivo non è stato colpito. Ciò che è male è che il loro ministro, Francesco di Lorenzo liberale, non-credente, è stato spaventato dalle pressioni ecclesiastiche da lui “, ha detto, non quello che mi aspettavo”, ma ha aggiunto che è sicuro di convincerlo a la loro causa. Un’altra delusione è arrivata dalla Francia, dove la società farmaceutica Roussel Uclaf, produttrice della pillola abortiva ha risposto agli sforzi di Marinucci dicendo che non sono disposti a commercializzare il prodotto in Italia, e hanno detto: “Tu non danno sufficienti garanzie” . Il timore è che i farmacisti francesi in Italia per assumere il prodotto Mafia per la vendita sul mercato nero. Il problema è che ai sensi della legge dell’aborto italiana, questa pillola non poteva essere venduto in farmacia. Dovrebbe essere fornito solo dal medico in ospedale. Secondo Marinucci, se introdotto l’uso della pillola abortiva in Italia, tutto sarebbe più economico e meno traumatico per le donne.

Crisi e future previsioni (3°parte)

E il governo spagnolo è ora di emissione del debito a livelli molto elevati e una base di investitori piccola, data la continua fuga di mercato degli investitori stranieri “, spiega Justin Knight, capo della strategia europea a UBS. Questo è dove devi inserire la possibilità di richiedere un rimborso parziale al fondo dell’Unione europea, che è in debito con un costo molto più basso. E ‘che ricorda vagamente una soluzione che è stata costretta a prendere l’Irlanda. Dopo la conferma enormi perdite in panchina dopo un audit esterno, la nazionalizzazione delle istituzioni irlandesi ha spinto il deficit superiore al 30% del PIL e il governo fu costretto a riscatto qualsiasi parte, un credito di 70.000 milioni di eu e il FMI, con condizioni difficili allegate. “Se la gente in Spagna che crede che l’Irlanda può servire come un modello di ruolo, è che sono pazzi. L’Irlanda non è un esempio, è un avvertimento delle conseguenze delle decisioni stupide “, afferma Kevin O’Rourke, professore di economia al Trinity College di Dublino. “L’Irlanda è una storia di successo. L’anno scorso il PIL [prodotto interno lordo] è sceso di oltre il 2%. E nessuno ritiene che il programma di salvataggio può essere restituito ai mercati in tempo “, insiste O’Rourke. “La grande domanda è quanto chiede la ricapitalizzazione del mercato?” Chiede il professor Maudos. La risposta, ora nelle mani di valutatori esterni, non della Banca di Spagna, è necessario determinare se l’aiuto dell’Europa.

“Uscire uscire da questa valutazione esterna, il governo spagnolo deve aver previsto un piano che dice molto chiaramente dove si avranno le risorse per ricapitalizzare. E se hai bisogno di aiuto da parte dell’UE, infatti, “Carbo sostiene. Se il fabbisogno di capitale ad un esame superficiale dei consulenti è gestibile, il governo spagnolo ha due opzioni per iniettare denaro: “Il gingillo [Fondo statale] può emettere più debito per fornire risorse al Fondo di garanzia dei depositi [FGD, la parte inferiore del banco]. E si potrebbe anche massimizzare il contributo delle banche al FGD, che aggiungerebbe 1.000 milioni un anno “, riassume Maudos. E se avete bisogno di un aiuto europeo “, tale possibilità deve essere negoziata e per rendere ben chiaro che è un problema limitato, che, come ha detto il Fmi, che colpisce una dozzina di entità”, il professore presso l’Università di Valencia. Carbo concorda sul fatto che se solo bisogno di un “riscatto parziale” della UE, “dovrebbe essere utile in quanto è chiaro che le garanzie sono tenuti a restituire alle istituzioni ricapitalizzato, su cui diventa chiaro che le condizioni sono stabilite singolarmente banche oggetto di salvataggio “. Il timore è che i mercati interpretano che in parte sostenere il prestito al governo spagnolo di nazionalizzare le banche-compromesso buchi troppo grandi in modo che i conti pubblici per far precipitare una fuga degli investitori dal debito pubblico spagnolo e, in definitiva, il salvare. “C’è il rischio che i mercati credono che, in caso di problemi, una ristrutturazione del debito, la Spagna dovrebbe pagare i creditori ufficiali, piuttosto che gli investitori obbligazionari.

Crisi e future previsioni (2°parte)

“Giovedi affare è molto importante e compensa in modo chiaro per questa nuova partenza”, ha difeso ieri dal Ministro dell’Economia, Luis de Guindos. Nel frattempo, un’altra delegazione della Commissione riesaminerà i dati più recenti di questa settimana autonomo. Si prevede il parere definitivo del commissario agli Affari economici Olli Rehn per il giorno 30. Ma molti esperti sono consultati per questo articolo può sospendere la decisione alla fine di giugno per vedere cosa succede con il sistema finanziario.

“In questo momento, la massima pressione sulla Spagna è più per la diffusione di incertezza a seguito di una uscita ipotetica dall’euro in Grecia, che dal sistema del settore finanziario”, dice Steinberg, professore di economia internazionale presso l’Università Autonoma di Madrid. Per il ricercatore del Royal Institute Elcano, “è probabile che vi sia una maggioranza di partiti ha sostenuto il piano di salvataggio, o che la rifiutano, cerca di seguire in euro e ad avviare negoziati per ammorbidire le condizioni”. “I Greci contare su fondi europei, e l’UE non vuole rischiare di lasciare l’euro che nessuno sa che cosa saranno le conseguenze”, aggiunge. La conseguenza di tale risultato sarebbe stato diverse settimane di tensione del mercato. Ma evitando lo scenario incerto. Lo scorso settembre, direttore europeo del FMI, Antonio Borges, ha invitato la Spagna a commissionare un “audit esterno, come in Irlanda” per cancellare i dubbi sulla panchina. Il governo socialista ha negato che fosse necessario. Nel mese di febbraio, il presidente del PP, ha presentato la sua prima riforma, che ha approfondito la costituzione di riserve per coprire le perdite su crediti problematici a mattoni. A soli 10 giorni Guindos avuto la seconda riforma, la richiesta di maggiori provisones per mutui, problematici o meno. L’idea è di aggiungere circa 135.000 milioni di euro in riserve, circa la metà dei crediti verso il mattone. In questa seconda riforma ha preso l’approccio del FMI il Lunedi nominerà due consulenti esterni per la revisione l’intero portafoglio prestiti, che dovrebbe essere pronto in meno di un mese. La BCE dovrebbe monitorare questa analisi, dopo “aver mostrato interesse in esso”, ha ammesso il ministro. “La BCE e le valutazioni esterne è chiaramente qualcosa di imposto” Maudos somme. “Quello che un mese che ci aspettavamo”, sciolto Santiago Carbó, un professore di economia presso l’Università di Granada. “Il problema è che questa valutazione si verifica quando il mercato si aspetta di approvvigionamento di gran lunga superiore a pochi mesi fa. Il consenso degli analisti si trova sulle rive bisogno di 100. 000 milioni di più. Alcuni addirittura sollevare queste disposizioni aggiuntive a 200.000 milioni di euro. ” In questa valutazione, gli esperti si supponga di dover assegnare un insolvenze mutui più elevati per le aziende di credito e prestiti, che alzerà il disegno di legge in modo significativo. In questo caso, come è avvenuto in Bankia, diverse entità non poteva permettersi con le loro disposizioni magri e vantaggi sarebbe abbassare il livello del capitale al di sotto del minimo legale. “Se la valutazione è rigorosa, crediamo che lo Stato dovrebbe finanziare una gran parte di tale importo.

Crisi e future previsioni

La nazionalizzazione è stata prodotta dalla conversione di 4.465 milioni di azioni di stato preferito a 8% di interesse, l’istituzione ha ammesso di essere in grado di tornare ai risultati. Bankia nuovo presidente, José Ignacio Goirigolzarri, ha presentato la prossima settimana, il suo piano di recupero. E esperti supporre che ci sarà una nuova iniezione di denaro pubblico. Piano Goirigolzarri fornirà un primo indizio sul fatto che le stime del ministro dell’Economia, Luis de Guindos, sono esatte: il ministro ha ritenuto che le nuove disposizioni che richiedono alle banche, chiedendo di coprire le perdite potenziali di credito più legati al mattone , scoprire le esigenze di capitale “ben al di sotto 15.000 milioni”, che coprirebbe lo stato.

“Bisogna sapere se Bankia è in grado di soddisfare quasi 5.000 milioni di disposizione supplementare è richiesto dalla nuova riforma, anche se davvero avere un reddito sufficiente a coprire quelle identificate nel mese di febbraio”, dice Joaquin Maudos, Professore di Economia Università di Valencia. “Public bisogno di un altro colpo”, aggiunge.

“Tensioni finanziarie in Europa hanno raggiunto, per molti aspetti superiori a quelle presenti dopo il fallimento di Lehman Brothers nel mese di ottobre 2008.” Esperti BBVA non poteva dirlo più chiaramente nella relazione annuale presentata alla Securities and Exchange Commission negli Stati Uniti.

Che il ritiro sempre maggiore di investitori internazionali in Spagna o il drip-feed di movimento depositi greca all’estero non causare più problemi può essere spiegato solo con il supporto di liquidità della BCE. I mercati finanziari sono in alta tensione e ogni sorpresa negativa può innescare diffidenza e secco, ancora una volta, i flussi di finanza privata. Tutti gli occhi sono sul banco di sintesi, di tutti i problemi in Grecia, Spagna o Italia. “Non abbiamo idea se l’euro sopravviverà, ma sappiamo che cosa sarebbe crollato: una massiccia fuga di depositi bancari”, ha osservato questa settimana uno dei rapporti giornalieri di Eurointelligence, una scuola specializzata nell’area dell’euro.

La diffidenza dell’economia spagnola è ancorato in rapida crescita del debito pubblico, il 36% del PIL nel 2007 al 80% è prevista per quest’anno, vivere con un enorme volume di debito privato e alti livelli di deficit pubblico dopo il crollo del 2009 entrate. Governo Rajoy ha impostare una priorità per ridurre il deficit alla massima velocità, anche a scapito di un peggioramento della recessione e di taglio dei diritti. Il margine di qui era piccolo: Bruxelles è esigente, che permettono di monitorare i mercati.

Aumento delle tasse, condono fiscale, i tagli di spesa e gli investimenti sociali. Quasi tutto va per avvicinarsi l’obiettivo concordato con Bruxelles di quest’anno: un deficit del 5,3%. Quasi tutto va per Bruxelles ammettere che questa volta si ritiene che lo sforzo si è disposti a fare un’eccezione: relax in forma, rinviare al 2014 l’obiettivo sacro del 3% deficit. Le domande concentrate comunità di Bruxelles e di Rajoy sembrava passo finale il Giovedi, a forgiare un accordo che ammonta a 18.000 milioni di regolazione regionale, quest’anno, un passo senza precedenti. Ma il Venerdì, si è appreso che i conti regionali del 2011 il disavanzo è salito ulteriormente lo scorso anno, dal 8,5% al 8,9%.

Perché la Spagna è diversa

Che motivo aveva Fraga! Noi siamo diversi. Non ci sono né alcun onere specifico che la metà del sistema finanziario rientra nella categoria dei junk bonds, o quasi 800.000 milioni di beni depositati nelle banche di cui alle agenzie di rischi che di rating. Qui non c’è bisogno di commissionare ricerche o apparizioni pubbliche perché i colpevoli sono la recessione, la disoccupazione, la crescita della delinquenza, l’approfondimento della crisi degli alloggi, difficoltà di accesso ai mercati del finanziamento all’ingrosso, il rischio paese o anche sistemi contabili che consentono l’entità di passare un utile di 300 milioni di euro a una perdita di 3.000 milioni in soli 10 giorni. Eppure, uno dei gestori di denaro pubblico mai spiegare l’inspiegabile. Il 20 luglio, l’offerta fuori Bankia. Il Web è ancora l’intervento del presidente, Rodrigo Rato, in una transazione che colpisce, in linea di principio, 347.000 soci individuali e 280 nuovi azionisti istituzionali: “La cessione di Bankia è un punto di riferimento per l’economia spagnola e il settore finanziario spagnolo (…) L’IPO è solo l’inizio di ciò che è a venire (…)

Le autorità delle comunità autonome, hanno sempre favorito questo processo … “. 10 mesi dopo, la quarta banca spagnola è nazionalizzata, è necessario iniettare più di 23.000 milioni di denaro pubblico per continuare a pedalare e molti di questi soci sono stati rovinati. Non andare così lontano nel luglio 2011 per tentare una storia piena di buchi finora. Poche settimane fa il presidente del Governo e del Comitato Esecutivo per i problemi economici, Mariano Rajoy, ha detto che non ci sarebbe denaro pubblico alle banche in difficoltà poco dopo, in Parlamento, il suo ministro dell’economia ha detto che il denaro pubblico per le banche non superare i 15.000 milioni di euro aveva messo l’esecutivo Zapatero. Bankia nuovo presidente, José Ignacio Goirigolzarri, abbiamo desdecía Sabato scorso quando ritenuto stampelle pubbliche, solo a questa entità, quasi 24.000 milioni di euro (quasi due volte e mezzo la quantità di recenti tagli alla sanità e all’istruzione) e contraddicono esecutivo nuovo, questa volta al Vice Presidente Soraya Saenz de Santamaria, che proprio 24 ore prima, per spiegare i contenuti del l’ultimo Consiglio dei ministri, ha detto che l’aiuto era prestiti da restituire. Goirigolzarri ha sottolineato che nessun prestito, che sono iniezioni di fondo di capitale. Non c’è da stupirsi che l’affermazione di Rajoy a Bruxelles, per partecipare al summit con i loro omologhi europei – “La Spagna non ha alcun interesse o intenzione, come oggi, di andare in un salvataggio delle banche europee, spagnole” – godere incredulità generale e sottolineare ancora una volta l’esecutivo sistematica improvvisazione in questa materia. Il governo sempre dietro la realtà. Qualcuno può spiegare, al di là generalità conosciuto, dove siamo, cosa è successo in Bankia, perché tanti colpi, se è vero che non ci sarà un’asta di istituzioni nazionalizzate perché nessun acquirente è diffidare di ciò che è sul loro viscere, e se beffarda derisione, come conseguenza di questo, la Spagna avrà un grandi banche pubbliche che ci sia mai stato un governo di destra? Se la diagnosi governo della Institute of International Finance (la hall del sistema bancario internazionale) che le banche spagnole richiederà capitale 260.000 miliardi di perdite potenziali, e tra 50.000 e 60.000 milioni in più? Dei due modelli di intervento europea (debito pubblico la Grecia e l’Irlanda per il suo debito bancario), la Spagna sta cominciando a sembrare più come il secondo del primo, da una connessione crescente tra il rischio banca e rischio sovrano.
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L’occupazione del sommerso (2°parte)

Le statistiche ufficiali quindi non offrono alcuna informazione sulle ULA a livello locale e per quanto concerne le 5 tipologie d i posizioni lavorative neanche a livello regionale. L’IRPET, avvertendo che tali carenze informative costituiscono un limite spesso invalicabile per coloro che si occupano d i economia regionale e locasi è impegnato nella produzione di stime volte ad allentare tale vincolo d i carenza informativa. Le stime ottenute presentano, rispetto alla precedente produzione IRPET, ne elementi d i rilevante novità: in p r i m o luogo, essendo partiti dal basso (stile bottom-up) e avendo utilizzato per quanto possibile la procedura della contabilità nazionale, le stime a livello locale acquistano un carattere di solita ed i affidabilità prima non possibili; i n secondo luogo, per l a prima volto assoluto, si rendono disponibili a livello regionale e anche a livello di informazioni sulle 5 tipologie di ULA .

.a metodologia utilizzata dal TRPET ,a procedura I R P E T si basa per quanto possibile su quella seguita dall’

ISTAT per l a stima delle U L A a livello regionale (ISTAT, 1991). In estrema sintesi, quest’ultima consiste in una stima a u n anno base per i l quale si dispone del maggior dettaglio informativo, tipicamente l’anno dei censimenti, e sull’impiego di opportuni i n d i c i derivati da altre informazioni (IFL in particolare) per proiettare tali stime agli anni successivi. Nei punti che seguono si descrive per sommi capi la procedura adottata dall’IRPET (per maggiori riferimenti si vedano Cipollini 2000a, 2000b, 2000c).

1. Armonizzazione delle fonti statistiche principali: riguarda i l tentativo di rendere i l CP i l più possibile omogeneo al C IS i n quanto a copertura e criteri di classificazione. In particolare riguardo a. Riclassificazione degli occupati CP in base al comune di lavoro: per rendere omogenea l’imputazione territoriale dei dati C P c on quelli CIS, g l i occupati CP sono riclassificati per comune di lavoro. Agli occupati C P sono inoltre aggiunti quelli classificati come “senza luogo fisso d i lavoro”, assegnati al comune di residenza, e i pendolari che risiedono in altre regioni ma che lavorano in Toscana.

b . Correzione ateco CP inesistenti: una quota non trascurabile (8,4%) degli occupati del CP sono classificati con ateco 5 cifre inesistenti; dal momento che risalendo nel dettaglio settoriale l’insieme degli errori diventa trascurabile, le ateco inesistenti sono corrette riattribuendole all’interno della classe ateco esistente immediatamente superiore proporzionalmente alle ateco esistenti in tale classe.

le. Controllo dei militari delle FFAA e dei lavoratori domestici: queste due categorie di lavoratori non sono rilevate dal CIS, aspetto che deve essere opportunamente tenuto d i conto per i passi successivi; pertanto i corrispondenti occupati del C P sono stati identificati e verificati in merito alla compatibilità fra lo status lavorativo indicato e i l tipo di attività economica svolta.

2. Correzione attività economiche CP col metodo delle filiere: al termine dei tre passi sopra indicati, C P e CIS sono fra loro armonizzati m a non ancora del tutto confrontabili. Gli scarti che si registrano i n ogni luogo a livello di singola classe ateco sono così consistenti che è evidente che le discrepanze non derivano solo dal diverso modo di registrare i l lavoro ma anche dall’esistenza di errori d i classificazione nelle ateco.

L’occupazione del sommerso

L’occupazione che in tal caso si registra è solo quella prevalente denunciata per i componenti della stessa. Pertanto sono esclusi dal computo sia gli stranieri non residenti sia i doppi lavori mentre è più probabile l a registrazionedi lavori d i tipo informale o temporanei (che sfiorano l’area del sommerso non riconosciuto dai rispondenti), s ia perché minore è l’interesse o l a volontà di elusione, sia perché sono previsti appositi quesiti di controllo. I limiti di tali fonti, almeno dal punto d i vista che qui interessa, sono quindi rappresentati principalmente dalla mancata considerazione degli stranieri n o n residenti e delle posizioni lavorative plurime. Nel caso invece delle fonti dal lato imprese, i n particolare i l Censimento dell’Industria e Servizi, CIS (il Censimento dell’Agricoltura, CA, presenta particolarità che lo pongono ai l i m i t i delle due tipologie di fonti), l’unità di rilevazione è l’impresa/unità locale e l’occupazione registrata è quella iscritta a libropaga.

Si tratta dunque d i rilevazioni che si limitano alla sola area del lavoro regolare e delle attività plurime d i chi è titolare, presso unità produttive diverse, di più posizioni lavorative (come dipendente ma soprattutto come indipendente). In questo caso i l limite più grave è rappresentato dalla riconoscibilità/individuazione della sede dell’attività produttiva, cosicché sfuggono tutte quelle attività molto informali che non hanno u n riferimento localizzativo preciso e distinguibile (lavoratori a domicilio, i n conto/terzi, intermediari, rappresentanti, lavoratori i n nero) e che, con riferimento alla nostra regione, comportano anche una forte sottovalutazione del lavoro di alcune comunità di stranieri. CP e CIS costituiscono le due fonti informative d i base per l a stima ISTAT delle ULA. L a citata differente natura delle fonti statistiche considerate non è tuttavia necessariamente un limite, anzi, gli aspetti di complementarietà legati a i diversi obiettivi conoscitivi sopra indicati permettono, una volta corrette le discrepanze strutturali fra le due rilevazioni, di valutare i n modo distinto segmenti occupazionali diversi. Ovviamente queste fonti non esauriscono la gamma di quelle necessarie per procedere alla stima desiderata, sia perché alcuni segmenti occupazionali (particolari categorie di doppi lavori, stranieri, non occupati con ore lavorate, lavoratori agricoli ecc.) richiedono l’utilizzo di ulteriori fonti informative, sia perché anche le fonti censuarie devono essere verificate e controllate. Inoltre, poiché sia CP sia CIS sono a carattere censuario e quindi disponibili solo per particolari anni, altre Fonti, I F L i n particolare, devono essere utilizzate per poter aggiornale le U LA agli anni i n cui n o n si svolgono i censimenti.

La produzione ISTAT e le esigenze IRPET

LISTA I produce stime delle ULA relativamente all’input d i lavoro dell’ecoìomia italiana a livello macro. Facendo per adesso riferimento a l recente passato (come anticipato, l’Istituto ha recentemente rivisto la metodologia di calcolo delle ULA e con esso anche i dati pubblicati; d i questo parleremo più in avanti), i l dettaglio con cui l’ISTAT comunica i propri risultati è il seguente:

il livello nazionale pubblica le ULA c on 37 branche di dettaglio settoriale e con la distinzione per dipendenti e indipendenti nelle categorie: regolari, irregolari, doppi lavori, non dichiarati, stranieri non residenti; a livello regionali l dettaglio settoriale è minore (17 branche) e viene mantenuta la sola istinzione fra dipendenti e indipendenti.

Il lavoro nero in Toscana (2°parte)

Si tratta di questioni di grosso impatto nell’ambito della problematica in oggetto. Alcune di queste sono risolte, tutte o in parte, in ambito SEC (punti 1 e 3); le altre sono rimandate a coloro che devono materialmente misurare l’input di lavoro, in primis gli Istituti Nazionali di Statistica che si occupano in particolare della stima macro di tale input.

Ovviamente nel caso in cui si vogliano ottenere misure micro, cioè per livelli territoriali più disaggregati, i problemi si complicano. Sia perché le fonti devono essere più specifiche; sia perché piccoli istituti o enti interessati a misure a livello locale spesso non hanno le risorse degli Istituti Nazionali di Statistica. Infine, come il mondo del lavoro si evolve, anche definizioni e criteri di calcolo degli aggregati d’interesse devono essere periodicamente aggiornati per poter tenere il passo con la realtà, e questo introduce ulteriori complicazioni sia per quanto riguarda la confrontabilità nel tempo sia per la necessità di mutare o abbandonare schemi consolidati.

Allo stato attuale tutte le questioni citate assumono un ruolo decisivo. La fase macro della stima dell’input di lavoro è in Italia di competenza ISTAT, i l quale produce stime a livello nazionale e regionale, anche se con un dettaglio informativo non sempre sufficiente alle esigenze conoscitive che di volta in volta si pongono. L’IRPET, nel tentativo di produrre stime a livello locale deve ovviamente far fronte anche alle specificità micro, sopra menzionate, della questione, pur disponendo dell’importante riferimento costituito dalle le stime macro ufficiali. Infine l a contingente fase di revisione del calcolo degli aggregati di CN in conseguenza del nuovo SEC95 aggiunge ulteriori complicazioni, costringendo ad aggiornare anche pesantemente i risultati precedentemente ottenuti.

L’input di lavoro

Come unità d i misura standardizzata dell’input d i lavoro, l’ISTAT utilizza il concetto di unità di lavoro equivalente a tempo pieno (ULA). In pratica ogni rapporto di lavoro esplicito o implicito, detto posizione lavorativa (PL), viene riportato a U L A usando come termine di paragone l’impegno di lavoro degli occupati che lavorano a tempo pieno. Ovviamente tale quantità è legata alle ore lavorate, che infatti sarebbe l’unità di misura più opportuna per misurare l’input d i lavoro di u n certo sistema. Tuttavia le notevoli difficoltà tecniche connesse alla misura d i tale quantità hanno portato a considerare l ‘ ULA come unità di misura standardizzata. Le fonti statistiche sul lavoro pur essendo sufficientemente numerose non sempre risultano fra loro omogenee. D i conseguenza la loro confrontabilità non è sempre immediata e la loro utilizzabilità è subordinata a una attenta analisi del contenuto informativo. Relativamente a tale contenuto uno degli aspetti decisivi è rappresentato dalle finalità della raccolta dei dati: ad esempio, ben diverso è l’obiettivo nel caso i n c u i si intenda conoscere i caratteri della popolazione, da quello mirato a valutare le caratteristiche della struttura produttiva. Pertanto fonti statistiche con obiettivi conoscitivi diversi colgono aspetti del lavoro diversi. Nelle fonti dal lato famiglie (Censimento della Popolazione, CP, e Indagine sulle Forze di Lavoro, IFL) l’unità d i rilevazione sono le famiglie (residenti).

Il lavoro nero in Toscana

Conoscere come, a partire dalle nuove definizioni elaborate dall’ISTAT, il fenomeno del lavoro sommerso caratterizza le realtà territoriali così profondamente diverse i l nostro paese, rappresenta un passo di imprescindibile importanza per arrivare a chiarire anche le dinamiche che stanno alla base di tale fenomeno. Come abbiamo più volte ricordato, così come non è possibile parlare di lavoro sommerso senza tener conto che questa etichetta ricomprende tipologie lavorative differenti, sia sul piano delle caratteristiche sia delle implicazioni sociali economiche e politiche, allo stesso tempo è necessario ricordare come la fenomenologia del sommerso, genericamente inteso, si declina in modo diverso a seconda delle specificità territoriali analizzate. La letteratura prodotta su questo tema ci ha ampiamente mostrato come il lavoro e l’economia sommersa assumano una diversa rilevanza, e non solo sul piano quantitativo, nelle differenti zone del nostro paese (Castelluci, Bovi 2000). Allo stesso tempo è a livello regionale e subregionale che un’analisi di questo fenomeno può assumere pregnanza. Per quanto riguarda la Toscana, nel corso degli ultimissimi anni si è assistito a uno sforzo sia di carattere pontico amministrativo sia investigativo volto al raggiungimento di questo obiettivo. Il tentativo fatto dall’IRPET (IRPET 1999), successivamente ripreso e commentato da altri ricercatori (ORML in corso di stampa), di applicare a livello regionale i metodi di stima dell’ISTAT relativi alla contabilità nazionale rappresenta senza dubbio i l risultato più convincente e innovativo per quanto riguarda la misurazione del lavoro sommerso in Toscana.

Nel testo seguente in riquadro, presentiamo in maniera sintetica la procedura di stima da noi utilizzata e contenuta più dettagliatamente nel saggio di Cipollini (Cipollini 2000). La misura dell’input di lavoro di un dato sistema economico, oltre a essere di estremo interesse già in sé, rappresenta uno degli elementi cardine degli schemi di Contabilità Nazionale (CN), in particolare per quanto riguarda la valutazione del prodotto di tale sistema. D’altra parte tale misurazione rappresenta un problema tutt’altro che banale. Già considerazioni puramente qualitative fanno comprendere che l’eterogeneità degli aspetti comportamentali, sociologici, legislativi e anche tecnologici producono una realtà lavorativa e produttiva fortemente differenziata e in continua evoluzione, nella quale a fianco di situazioni consolidate e stereotipate altre ne nascono e ne muoiono in continuazione, spesso con caratteristiche scarsamente assimilabili alle precedenti. Quando poi si passa alla misurazione quantitativa dell’input di lavoro le questioni da risolvere, sia teoriche sia pratiche, sono molteplici e di diversa natura. Per citarne alcune:

1. Quali attività possono essere considerate lavoro? Per essere più concreti, le attività informali, le autoproduzioni domestiche, le attività sommerse, le attività illegali devono essere incluse nella valutazione dell’input di lavoro?

2. Come è possibile ottenere una valutazione esaustiva dell’input di lavoro, cogliendo anche posizioni marginali, sommerse o addirittura di lavoratori clandestini che per definizione sono difficili da misurare?

3. Come si possono equiparare persone che svolgono quantità diverse di lavoro (ad esempio tempo pieno contro tempo parziale, o con più di un rapporto di lavoro o con periodi di CIG)?

4. Quali fonti informative utilizzare per misurare l’input di lavoro, sia questo regolare sia sommerso?

5. Come estrarre da tali fonti la misure cercate?

6. Come aggiornare nel tempo tali valutazioni?

Lavoro irregolare a metà anni ’90 in Italia

Una più dettagliata ricostruzione della presenza di lavoro non regolare alla data più ravvicinata, 1997, ci dice che in questo anno le unità di lavoro ammontano a 22.558.000 di cui 19.130.000 regolari e 3.428.000 non regolari: il lavoro sommerso rappresentava, dunque, il 15,2% dell’input complessivo di lavoro nel paese. Il lavoro non regolare si concentra prevalentemente nella componente dipendente dell’occupazione che ne assorbe l’83%; come si è detto questa stessa componente presenta un tasso di non regolarità superiore a quello registrato per gli indipendenti (18,1% rispetto a 8,6%). Per quanto riguarda la distribuzione settoriale il lavoro non regolare è, in termini assoluti, prevalentemente impiegato nei servizi. Il commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni impiega 1.117.000 unità di lavoro non regolari corrispondenti a un terzo dell’intera componente non regolare; se si aggiungono le altre attività terziarie (credito, assicurazioni, servizi alle imprese e altri servizi) si raggiungono 2.442 mila unità che rappresentano i l 71% del totale del lavoro non regolare.

Ciò vale sia per la componente dipendente sia per la componente indipendente: la prima occupa in questo settore 2.060 mila unità (pari al 71,5% delle unità dipendenti non regolari complessive); la seconda ne occupa 383.000 (pari al 65,1% delle unità indipendenti non regolari complessive).

Il più elevato tasso di non regolarità è stato registrato nel settore agricolo. Nel 1997 esso è risultato pari al 29,2%, a fronte del 14,2% stimato per i settori extragricoli: in particolare, esso è risultato pari al 5,9% nell’industria in senso stretto e al 16,9% per i servizi. Il contributo della componente non regolare nel settore agricolo emerge con particolare forza per quanto riguarda i dipendenti: il tasso di non regolarità è infatti pari al 55,4% (rispetto a un tasso medio per i settori extra-agricoli pari al 16,7%). Con riferimento agli indipendenti, invece, i l tasso di non regolarità risulta più elevato nel settore degli altri servizi, essendo stimato pari al 20,8%. Per quanto riguarda la composizione interna dell’occupazione non regolare, la maggior parte di tali posizioni è relativa a condizioni di irregolarità e di non dichiarato, il restante 40% del lavoro non regolare complessivo è costituito da stranieri clandestini e da posizioni lavorative plurime non regolari (rispettivamente il 16% e i l 24%): in particolare, gli stranieri clandestini ammontano a 552.000 unità, mentre le ULA dovute a posizioni plurime non regolari ammontano a 832.000. Gli stranieri clandestini sono per definizione interamente registrati nell’ambito dell’occupazione dipendente. Essi costituiscono il 3,5% dell’occupazione dipendente totale e il 19,4% del lavoro dipendente non regolare. Il settore agricolo presenta la più elevata incidenza di tale segmento dell’occupazione rispetto

all’occupazione dipendente totale. In particolare, gli stranieri clandestini ammontano a 77.000 unità e rappresentano, quindi, il 14% dell’input totale di lavoro dipendente in agricoltura.

Nei settori extra-agricoli, l’incidenza della componente straniera sull’occupazione dipendente totale è mediamente pari al 3,1% ed è prevalentemente concentrata nel settore del commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni e nel settore degli altri servizi (che impiegano rispettivamente 198.000e 185.000 unità, pari rispettivamente al 35,9% e al 33,5% del totale degli stranieri). Le posizioni lavorative plurime non regolari rappresentano il 3,7% dell’input di lavoro dell’intera economia e i l 24,3% dell’occupazione non regolare complessiva. Relativamente ai dipendenti, le ULA da posizioni plurime non regolari, stimate pari a 622.000 unità, rappresentano i l 4% dell’occupazione totale e il 21,9% dell’occupazione non regolare; nel caso degli indipendenti, infine, sono state stimate 210.000 ULA relative a posizioni plurime non regolari: il peso di tali unità sull’occupazione indipendente totale è pari al 3,1% mentre il peso della stessa componente sull’occupazione indipendente non regolare è pari al 35,7%. Il settore in cui si osserva la maggiore incidenza di ULA derivanti da posizioni plurime non regolari è quello del commercio, pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni; il loro peso sulla quantità di lavoro complessiva utilizzata dal settore è del 9,5% e del 12% per la componente dei dipendenti. Questo stesso settore assorbe, peraltro, i l 67,4% delle ULA derivanti da posizioni plurime non regolari complessive.

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