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Il crollo immobiliare espone le carenze della finanza comunale

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Apertura in apertura. Il tradizionale taglio del nastro nutrito ordine del giorno molti sindaci, soprattutto quando le elezioni si avvicinò. Durante i tempi del boom comuni sono state dotate di ottime strutture interne: piscine riscaldate, centri sportivi, grandi parchi, centri congressi … Insieme con le grandi opere, ha provato concistori colmare le lacune nelle loro località di asili, scuole di musica, servizi sociali e trasporto pubblico. Oggi le casse di centinaia di comuni sono malconcio. Molti, sull’orlo del collasso, avvertono che la situazione è di emergenza. E ‘un rifiuti o un cattivo sistema di finanziamento? La città spagnola non sono gli unici a soffrire. Già nel 2008 la sessione della città californiana di Vallejo ha annunciato che è stata la dichiarazione di fallimento. C’erano quelli che avverte che i titolari di tali finirebbe, prima o poi venire in Spagna.atto-di-precetto

Qui il governo non può fallire, ma alcuni hanno già ammesso che tecnicamente sono in quella situazione. Il sindaco di Moratalla (Murcia) ha dichiarato Peer nell’abisso. Anche in Moià (Barcellona), che non possono pagare o libro paga o servizi. E più di 40 comuni catalani, che di recente ha chiesto alla porta del governo di essere in acqua fino al collo. Le spese dei conti comunali per il 12,8% della spesa pubblica in tutto lo stato, secondo uno studio condotto da professore di Finanza Pubblica presso l’Università di Barcellona (UB) Maite Vilalta. Anche se questa percentuale non è molto lontano dalle spese che ha rappresentato nel 1980 quando era del 10%, la crescita economica e riscossione delle imposte ha permesso la spesa pro capite di spesa di 462 euro nel 1992 a 1.169 nel 2008. Il 70% del denaro è in funzione dei costi. Uno degli elementi più ingombranti è il libro paga, che prende il 30% della spesa. “C’è stata una abbastanza generale. I consigli hanno usato, che non erano entrate ricorrenti, anche se sembrano [La costruzione o plusvalenze fiscali] per le spese correnti. Con il rallentamento dell’attività e la diminuzione degli introiti, sono sorte problemi “, dice il professore di Finanza Pubblica presso l’Università di Oviedo Javier Suárez-Pandiello. Tra il 1995 e il 2007 i bilanci comunali è aumentato a causa di ricavi al galleggiamento per permessi di costruzione e le imposte, come le plusvalenze e di costruzione. I consigli hanno aumentato i loro investimenti, ma anche la sua spesa corrente: corporazioni municipali creato e aumentato il loro personale. A sua volta, ogni investimento rappresentato per più di spesa corrente. Attrezzatura è stata costruita. E questa richiesta personale, manutenzione, prendere le perdite … Anche con il governo Plan E, che in qualche modo ha agito come un balsamo per i comuni, i comuni ormai da molti svolgere lavori di manutenzione intrapreso. Questa dinamica è esplosa con il drastico calo dei redditi dei trasferimenti di mattoni and drop da altri governi, in particolare l’impianto. E oggi ha portato a ritardi nei pagamenti ai fornitori, investimenti, riducendo il congelamento degli aiuti agli enti locali, differire il pagamento degli stipendi e anche licenziamenti posa. Bel Ferran, sindaco di Tortosa, presidente del Comitato Finanza Locale dell’Associazione Catalana dei Comuni e professore di finanza locale a UB, ricordare che il Concistoro caduto in questa spirale, perché “l’utilità pubblica richiesta da un paese ricco “.

Fonte: http://economia.elpais.com

I Poteri dei Comuni

La cosiddetta potestà regolamentare è disciplinata dall’art. 52 del D.Lgs. 446/1997, che ha delineato i confini entro i quali le province e i comuni possono deliberare con specifici regolamenti i propri tributi, ed è alla base del cosiddetto federalismo fiscale.

Il comune controlla:

Il comune emette l’avviso di liquidazione con:

  • l’indicazione dei criteri adottati;
  • dell’imposta dovuta e delle sanzioni e degli interessi dovuti.

L’avviso di liquidazione deve essere notificato entro il termine di decadenza del 31/12 del secondo anno successivo a quella chi è stata presentata la dichiarazione.

Il comune provvede alla rettifica della dichiarazione nel caso di:

  • infedeltà;
  • incompletezza o inesattezza;
  • procede all’accertamento d’ufficio in caso di omessa presentazione.

Il comune emette l’avviso di accertamento motivato con la liquidazione dell’imposta dovuta e le relative sanzioni ed interessi. L’avviso deve essere notificato a mezzo posta mediante raccomandata con avviso di ricevimento, al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31/12 del terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

Come si compila la dichiarazione Ici

Per non incorrere in problemi legati alla correttezza formale della dichiarazione Ici, si offre qui una spiegazione delle sue modalità di compilazione. Il modello ICI si compone di due parti:

  1. la prima è dedicata all’indicazione del Comune destinatario e dei dati identificativi del contribuente (e dei contitolari, in caso di dichiarazione congiunta) nonché dell’eventuale “dichiarante”, qualora diverso dal contribuente;
  2. la seconda è destinata alla descrizione degli immobili per i quali sussiste l’obbligo della dichiarazione, cioè solo di quelli che hanno subito variazioni nel corso dell’anno precedente a quello dell’imposta.

Nel campo 1 le caratteristiche dell’immobile vanno indicate con uno dei seguenti codici:

1. terreno agricolo;

2. area fabbricabile;

3. fabbricato il cui valore è determinato secondo la categoria catastale di appartenzenza;

4. fabbricato classificabile nel gruppo catastale D non iscritto in catasto, oppure iscritto – ma senza attribuzione di rendita – interamente appartenente all’impresa, distintamente contabilizzato;

5. fabbricato riconosciuto come rurale ai fini fiscali.

Nel campo 2 (indirizzo), va indicata l’esatta ubicazione dell’immobile descritto (località, via o piazza, numero civico, ecc.). Vanno indicati i dati catastali sia dei fabbricati che dei terreni.

Nei campi da 3 ad 8 vanno indicati gli estremi catastali, forniti gratuitamente dall’Agenzia del territorio: sezione, foglio di mappa, numero di mappale o particella, subalterno, categoria (per i fabbricati) o qualità (per i terreni) e la classe.

Nei campi 9 e 10, in mancanza degli estremi catastali, occorre indicare il numero di protocollo e l’anno di presentazione della domanda di accatastamento, ovviamente se esistenti.

Nel campo 11 va barrata la casella se si tratta di immobile di interesse storico o artistico.

Nel campo 12 deve essere indicato il valore dell’immobile, cioè la base imponibile, nella misura integrale, indipendentemente dalla quota e dal periodo di possesso nel corso dell’anno, anche quando l’immobile sia gravato da diritto reale di godimento o sia oggetto di locazione finanziaria. Il contribuente dovrà esprimere il valore in euro, con arrotondamento – per eccesso o per difetto – al centesimo di euro, secondo le regole ordinarie;

Nel campo 13 va indicata la quota di possesso esprimendola in percentuale.

Nei campi da 14 a 17 vanno indicati:

  • i mesi di possesso nel corso dell’anno. Il mese nel quale la titolarità si è protratta solo in parte va computato per intero al soggetto che ha posseduto l’immobile per almeno 15 giorni;
  • i mesi di durata di eventuali esclusioni od esenzioni;
  • l’importo della detrazione spettante al contribuente per l’abitazione principale descritta nel quadro.
  • i mesi durante i quali per l’immobile si sono verificate condizioni per l’applicazione di riduzioni:

a) fabbricato dichiarato inagibile o inabitabile e di fatto non utilizzato;

b) terreno agricolo posseduto da coltivatore diretto o da imprenditore agricolo a titolo principale e condotto direttamente;

Nei campi da 18 a 21 (situazione al 31 dicembre), la compilazione si effettua indicando SÌ o NO, se alla fine dell’anno:

l’unità era ancora posseduta o meno; se non è stata posseduta, vanno lasciati in bianco i successivi campi;

  • era esente o esclusa;
  • era soggetta a una delle riduzioni indicate nel campo 16;
  • era destinata ad abitazione principale.

Nei campi 22 e 23 (estremi del titolo) va barrato il campo 22 se il contribuente ha acquistato il diritto sull’immobile; va invece barrato il campo 23 se il contribuente ha ceduto tale diritto.

La dichiarazione va presentata e firmata dal “contribuente” indicato sul frontespizio oppure dal “dichiarante” se diverso dal contribuente (ad esempio, rappresentante legale o negoziale, socio amministratore, amministratore del condominio). In questo secondo caso, va sempre compilato il quadro intestato al contribuente. Analogamente, vanno firmati gli eventuali modelli aggiuntivi.

Categorie Catastali

cat. descrizione valore ai fini Ici
A/1 (R/1) Abitazione signorile Rendita per 100
A/2 (R/1) Abitazione civile Rendita per 100
A/3 (R/1) Abitazione economica Rendita per 100 Valore per aliquota
A/4 (R/1) Abitazione popolare Rendita per 100 Valore per aliquota
A/5 (R/1) Abitazione ultrapopolare Rendita per 100 Valore per aliquota
A/6 (R/3) Abitazione rurale Rendita per 100 Valore per aliquota
A/7 (R/2) Abitazioni in villini Rendita per 100 Valore per aliquota
A/8 (R/2) Abitazioni in ville Rendita per 100 Valore per aliquota
A/9 (P/5) Castelli e palazzi di eminenti pregi
artistici o storici
Rendita per 100 Valore per aliquota
A/10 (T/7) Uffici e studi privati Rendita per 50 Valore per aliquota
A/11 (R/3) Abitazioni tipiche dei luoghi Rendita per 100 Valore per aliquota
B/1 (P/1) Collegi, convitti educandati
ricoveri, orfanotrofi, ospizi
conventi, seminari e caserme
Rendita per 140 * Valore per aliquota
B/2 (P/2) Case di cura e ospedali Rendita per 140 Valore per aliquota
B/3 (P/3) Prigioni e riformatori Rendita per 140 Valore per aliquota
B/4 (P/4) Uffici pubblici Rendita per 140 Valore per aliquota
B/5 (P/4) Scuole e laboratori scientifici Rendita per 140 Valore per aliquota
B/6 (P/5) Biblioteche, musei, gallerie, accademie,
circoli ricreativi e culturali senza fine
di lucro, che non hanno sede in edifici
della categoria A/9
Rendita per 140 Valore per aliquota
B/7 (V/4) Cappelle e oratori non destinati
all’esercizio pubblico dei culti
Rendita per 140 Valore per aliquota
B/8 (T/2) Magazzini sotterranei per depositi
di derrate
Rendita per 140 Valore per aliquota
C/1 (T/1) Negozi e botteghe Rendita per 34 Valore per aliquota
C/2 (T/2) Magazzini e locali deposito (cantine
e soffitte con rendite autonome)
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/3 (T/2) Laboratori per arti e mestieri Rendita per 100 Valore per aliquota
C/4 (T/3) Fabbricati e locali per esercizi
sportivi senza fine di lucro
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/5 (V/2) Stabilimenti balneari e di acque
curative senza fine di lucro
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (R/4) Box o posti auto pertinenziali Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (T/5) Autosilos, autorimesse (non pertinenziali),
parcheggi a raso aperti al pubblico
Rendita per 100 Valore per aliquota
C/6 (T/6) Stalle, scuderie e simili Rendita per 100 Valore per aliquota
C/7 (T/2) Tettoie chiuse o aperte Rendita per 100 Valore per aliquota
D/1 (Z/1) Opifici Rendita per 50 Valore per aliquota
D/2 (Z/4) Alberghi, pensioni e residences Rendita per 50 Valore per aliquota
D/3 (Z/5) Teatri, cinematografi, sale per concerti
e spettacoli e simili (arene, parchi-giochi)
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/4 (V/5) Case di cura e ospedali con fine di lucro Rendita per 50 Valore per aliquota
D/5 (Z/3) Istituti di credito, cambio e assicurazione Rendita per 50 Valore per aliquota
D/6 (V/6) Fabbricati, locali ed aree attrezzate
per esercizio sportivi con fine di lucro
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/7 (Z/1) Fabbricati costruiti o adattati
per le speciali esigenze di un’attività
industriale e non suscettibili
di destinazione diversa senza radicali
trasformazioni
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/8 (Z/2) Fabbricati costruiti o adattati
per le speciali esigenze di un’attività
commerciale e non suscettibili
di destinazione diversa senza radicali
trasformazioni
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/9 (Z/8) Edifici galleggianti o assicurati
a punti fissi del suolo e ponti
privati soggetti a pedaggio
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/10 (Z/2) Fabbricati per funzioni produttivi
connesse alle attività agricole
Rendita per 50 Valore per aliquota
D/11 (T/7) Scuole e laboratori scientifici privati Rendita per 50 Valore per aliquota
D/12 (Z/8) Posti barca in porti turistici
e stabilimenti balneari
Rendita per 50

Espropriazioni Ici

L’art. 16, comma 1, del D.Lgs. n. 504/92 stabilisce che, in caso di espropriazione di “area fabbricabile, l’indennità è ridotta ad un importo pari al valore indicato nell’ultima dichiarazione Ici presentata dall’espropriato, qualora detto valore risulti inferiore all’indennità di espropriazione determinata secondo le vigenti disposizioni.

La norma riguarda, quindi, solo le “aree fabbricabili” e non qualsiasi tipo di immobile assoggettabile ad esproprio. Sono pertanto da ritenersi esclusi sia i “terreni agricoli” sia quelle aree non comprese nel campo di applicazione dell’ Ici (i cosiddetti “orticelli”, i “terreni incolti” sui quali non vengono esercitate attività agricole, i terreni pertinenziali dei fabbricati). Nel caso, quindi, dell’espropriazione di un terreno agricolo o di un’area non soggetta all’Ici, il calcolo dell’indennità deve necessariamente prescindere da raffronti con il tributo comunale.

Il comma 2 del medesimo art. 16 si riferisce, invece, alle espropriazioni per pubblica utilità relative a qualsiasi tipologia di immobili. Esso prevede che, in caso di espropriazione, l’indennità deve essere maggiorata di un importo pari alla differenza tra l’imposta versata dall’espropriato o dal suo dante causa negli ultimi 5 anni e l’imposta che doveva essere versata sulla base dell’indennità di espropriazione.

Nei comuni che ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera l), numero 1, del D.lgs. n. 446/97 hanno adottato, nel proprio regolamento, l’obbligo della comunicazione in sostituzione dell’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia, l’omissione della comunicazione concretizza, secondo l’interpretazione ministeriale, un’infrazione puramente formale non più sanzionabile.

Pertanto, relativamente agli anni di vigenza della norma regolamentare, non opera la disposizione prevista dal comma 1 dell’art. 16 in commento (art. 59, comma 2, del D.Lgs. n. 446/97). Nel futuro, quindi, non dovrebbe più trovare applicazione la riduzione dell’indennità di espropriazione, essendo stato eliminato l’obbligo di presentazione della dichiarazione o denuncia ICI.

Rimborsi Ici

Quando e come si presenta il caso in cui è possibile richiedere e ottenere un rimborso dei versamenti effettuati per l’Ici?. Con il comma 173, art. 1, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006 viene abrogato l’articolo 13 del Dlgs 504/1992.

Di conseguenza, il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni (non più 3) dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

L’ente locale provvede a rendere esigibile il rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza (comma 164).

Sulle somme versate e non dovute devono essere corrisposti gli interessi nella misura stabilita dal comma 165, a decorrere dalla data dell’eseguito versamento.

La Pertinenza

Sembrerebbe che il legislatore abbia voluto adottare, anche ai fini ICI, la nozione di “pertinenza” così come contemplata nell’art. 817 del codice civile. Pertanto, come riconosciuto dalla prassi amministrativa e dalla giurisprudenza, il concetto di “pertinenza” è configurabile allorquando sussistono congiuntamente:

l’elemento oggettivo, consistente nel rapporto funzionale corrente tra il bene principale (nella specie, abitazione costituente “prima casa“) e le relative pertinenze;

l’elemento soggettivo, consistente nella volontà effettiva, da parte del proprietario dell’unità immobiliare principale o di chi abbia sulla stessa un diritto reale, di porre in modo durevole la pertinenza in rapporto di complementarità o strumentalità funzionale con l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

Di conseguenza, appare plausibile che ai fini dell’imposta:

a) alle pertinenze debba essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell’abitazione principale, nella rilevante considerazione che l’abitazione principale stessa deve ritenersi comprensiva di tutte le sue pertinenze così da configurare un compleso unitario di beni;

b) non sia necessario che le pertinenze debbano risultare acquistate unitamente con l’abitazione principale, ben potendo il contribuente acquistarle con atto autonomo successivo;

c) le pertinenze non debbano risultare ubicate nel medesimo edificio o complesso imobiliare nel quale è sita l’abitazione principale;

d) non possa valere l’invocazione del concetto di pertinenza “urbanistica” che ha una portata minore rispetto alla nozione di pertinenza sancita dal codice civile.

Va infine ricordato che gli importi dovuti per le pertinenze dell’abitazione principale vanno indicati sul bollettino di versamento nella casella dedicata agli “altri fabbricati” e che si considerano pertinenze le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali:

  • C/2 (magazzini e locali deposito);
  • C/6 (autorimesse);
  • C/7 (tettoie chiuse o aperte).

Base Imponibile

La base imponibile, elemento essenziale per il calcolo dell’ ICI, viene determinata a seconda dei beni soggetti all’imposta.

FabbricatiPer i fabbricati iscritti in catasto, la rendita risultante al 1° gennaio dell’anno di imposizione, anche se di recente attribuzione, va rivalutata del 5% e poi moltiplicata per i seguenti coefficienti:

  • 100, se si tratta di unità immobiliari classificate nei gruppi catastali A (abitazioni) e C (negozi, depositi, laboratori, ecc.), con esclusione delle categorie A/10 e C/1;
  • 140, se trattasi di unità immobiliari classificate nel gruppo catastale B (collegi, convitti, ecc.);
  • 50, se trattasi di unità immobiliari classificate nella categoria A/10 (uffici e studi privati) e nel gruppo D (opifici, alberghi, teatri, banche, ecc.);
  • 34, se si tratta di unità immobiliari classificate nella categoria C/1 (negozi e botteghe).

Il criterio contabile deve essere seguito fino al termine dell’anno di imposizione nel corso del quale viene attribuita la rendita catastale, oppure viene annotata negli atti catastali la rendita “proposta” mediante la procedura Doc-Fa disciplinata dal D.M. 19 aprile 1994, n. 701. In tal caso, il valore sul quale calcolare l’ICI dovuta è dato dalla rendita risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, aumentata del 5% e poi moltiplicata per 50.

Inoltre, per consentire al comune il necessario controllo degli adempimenti, il contribuente deve indicare, nella parte del modello riservata alle “Annotazioni”, sia i fabbricati oggetto della regolarizzazione degli illeciti edilizi sia gli importi pagati per ognuno dei fabbricati condonati.

Aree fabbricabili – La base imponibile è costituita dal valore venale in comune commercio, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

Terreni agricoli – La base imponibile è costituita dal reddito dominicale risultante in catasto alla data del 1° gennaio dell’anno di tassazione moltiplicato per il coefficiente pari a 75. Fino alla riforma del catasto e a decorrere dal 1° gennaio 1997 il reddito dominicale deve essere rivalutato del 25%, in conformità a quanto previsto dall’art. 3, comma 51, della legge n. 662 del 23 dicembre 1996.

Esenzioni ICI

Ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 504 del 1992, esistono delle condizioni che esentano dal pagamento dell’ICI per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le relative condizioni.

Ecco le tipologie di fabbricati esenti dall’imposta:

a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni (per questi ultimi l’imposta non si applica esclusivamente per gli immobili di cui il comune è proprietario quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio), dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome (l’esenzione spetta anche agli istituti e agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti i cui immobili siano destinati ad attività ospedaliere che, pur non appartenendo alle unità sanitarie locali, concorrono, in ragione del rapporto di convenzione, a realizzare il sistema sanitario nazionale), dalle camere di commercio, destinati esclusivamente a compiti istituzionali.

b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9.

c) i fabbricati destinati ad usi culturali, cioè destinati a sedi aperte al pubblico di musei, pinacoteche, biblioteche, archivi, cineteche ed emeroteche quando al possessore non derivi alcun reddito dall’utilizzazione dell’immobile (risoluzione ministeriale 8 ottobre 1992, protocollo 9/849). L’esenzione spetta anche ai terreni, ai parchi e ai giardini che siano aperti al pubblico o la cui conservazione sia riconosciuta di pubblico interesse.

d) i fabbricati e loro pertinenze (anche se di proprietà di terzi ma dati in comodato al parroco), destinati esclusivamente all’esercizio del culto purché compatibile con gli artt. 8 e 19 della Costituzione. Esempi di pertinenze sono l’oratorio, l’abitazione del parroco (si vedano risoluzione ministeriale 12 dicembre 1992, protocollo 9/1178; Commisione tributaria provinciale di Milano, sezione XXXVI, sentenza n. 321/26/00 del 12 dicembre 2000) e il cinema parrocchiale non utilizzato come attività commerciale.

e) i fabbricati di proprietà della Santa sede indicati negli artt. da 13 a 16 del trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810.

f) i fabbricati appartenenti agli stati esteri ed alle organizzazioni internazionali per i quali era prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati (Ilor), a seguito di accordi internazionali resi esecutivi in Italia.

g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali, di integrazione sociale delle persone handicappate (legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni), limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette.

h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984 (Coordinamento degli interventi pubblici nei settori della zootecnia, della produzione ortoflorofrutticola, della forestazione, dell’irrigazione, delle grandi colture mediterranee, della vitivinicoltura e della utilizzazione e valorizzazione dei terreni collinari e montani) e il cui elenco è contenuto nella circolare ministeriale 14 giugno 1993, n. 9/249.

i) gli immobili utilizzati da enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche (risoluzione ministeriale n. 66/E del 23 maggio 2000), ricettive, culturali, ricreative, sportive ed attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e all’educazione cristiana.

Aliquote ICI

L’ICI, acronimo di Imposta comunale sugli immobili è una tassa statale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana.

Nata come Imposta straordinaria sugli immobili, ha preso la forma attuale con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. rappresenta, oggi, una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo trasferimenti di fondi dallo Stato centrale.

Si tratta di un’imposta sul patrimonio immobiliare che grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune. Aliquote e detrazioni Ici vengono determinate annualmente da ogni singolo Comune con una apposita delibera.

Non esiste un’aliquota unica nazionale poiché l’art. 6 del D.Lgs. 504/1992 si limita a prevedere un minimo del 4 per mille ed un massimo del 7 per mille. Le aliquote, quindi, variano da Comune a Comune e di anno in anno. Sul web è possibile trovare numerosi siti che offrono il calcolo gratuito dell’imposta relativa al proprio comune di residenza.

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