Gli uffici periferici dell’amministrazione

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L’esigenza a cui rispondono è dovuta alla necessità di perequazione, coordinamento, etc. Diversa è l’organizzazione dei paesi federali quali la Germania o gli Stati Uniti, dove l’amministrazione territoriale è lasciata alle regioni. Gli uffici periferici dell’amministrazione italiana rispondono a diversi motivi sempre presenti dall’inizio dell’unità: esigenza di controllo delle esecuzioni prese, sfiducia della classe dirigente verso i dirigenti locali, necessità di evitare i particolarismi, le tendenze centrifughe, le sperequazioni. Nasce così l’amministrazione a catena. Ma mentre in Francia l’azione tra centro e periferia è coordinata dal Commissario della Repubblica (ex prefetto), in Italia il Commissario del governo non è riuscito ad affermarsi come autorità di coordinamento, 15 dei 19 ministeri hanno una amministrazione periferica più o meno sviluppata. Il ministero delle finanze ha”8 delle 11 direzioni generali in periferia; il Ministero dell’Interno le prefetture; del Lavoro, gli uffici del lavoro; dell’Istruzione i provveditorati agli studi.

La dimensione territoriale è variabile: quella più diffusa è la provinciale, ma vi sono amm. interregionali, regionali, internazionali. La distribuzione dei compiti tra uffici centrali e periferici non è omogenea, non sempre i primi hanno poteri di decisione e i secondi di esecuzione, molte volte hanno compiti propri. E’ la Costituzione che ha previsto tale tipo di organizzazione laddove all’art. 5 afferma che “servizi dipendono dallo Stato” e all’art. 121 “funzioni amministrative esercitate dallo Stato” nella regione.

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Ma la stessa costituzione è stata disattesa laddove prevedeva che per le materie elencate all’art. 117 non permanessero uffici periferici statali. Anche la funzione del Commissario del governò tome organo di coordinamento si è rivelata carente, a ciò ha cercato di porre rimedio la direttiva del Consiglio 11 ottobre regolando le funzioni del Commissario onde assicurare la cooperazione tra Stato e regioni.

Altro tentativo di coordinamento è quello affidato al comitato provinciale della P. A. Presieduto dal prefetto e composto da responsabili degli uffici statali decentrati, il comitato deve assicurare il buon andamento, l’imparzialità e il coordinamento delle attività statali in ambito provinciale. Amministrazione locale A. locale o territoriale è formata da apparati stabiliti in aree di ampiezza diversa, che a differenza degli uffici periferici statali sono elettivi. Sono le regioni (20) i Comuni (8013) le province (103) a cui bisogna aggiungere i Consorzi, le Comunità montane, Unità Sanitarie, Aziende municipalizzate. Questi enti che prima univano denominati di amministrazione indiretta o autarchici, sono amministrazioni di cura di interessi collettivi di carattere rappresentativo.

L’origine di questi enti è storica, in quanto nel taglio che grosso modo hanno adesso erano preesistenti all’unificazione. Il motivo dell’elettività dèi vertici delle amministrazioni locali è quello di ribadire l’equilibrio politica-amministrazione, nell’ottica di una partecipazione dei cittadini. L’organizzazione di vertice è regolata in modo uniforme in sede nazionale, per la Regione è la Cost. (art. 121) che la determina. Vi è un Consiglio (regionale, provinciale, comunale, eletto dalla comunità con compiti legislativi o regolamentari; una Giunta come organo esecutivo, un Presidente o sindaco eletto o nominato. La forma di governo di tali enti è stata modificata-dalla 1. 25 marzo 1993 n. 81 per province e comuni, e dalla 1. 25/2/95 n. 43 per le Regioni.

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